Adozione e creatività: chiamiamola Arte Adottica

particolare dell’articolo di Fabio Albanese su LA STAMPA “Mattarella premia il baby maestro. Esa Abrate a 18 anni è direttore d’orchestra”, 13 Dicembre 2013

 

Stimoli e spunti vengono dalla vita di tutti i giorni…

A fine anno su LA STAMPA era uscito l’articolo di Fabio Albanese su Esa Abrate, direttore d’orchestra, un figlio adottivo eletto Alfiere della Repubblica.

– Tanti complimenti per l’onorificenza, Esa. –

Con il nuovo anno viene sempre da tirare un po’ le somme dell’anno passato ed a me è venuto spontaneo notare come di questi tempi in televisione e sul Web si parlarli più spesso di figli adottivi.

Senza far esempi (magari prossimamente…) rispetto al passato – anche solo agli anni novanta – qui in Italia assistiamo ad un piccolo boom mediatico, un adopted-boom: il coming-out  di molti figli adottivi.

Nel mondo sono tantissimi, non è una cosa nuova, basta googlare personaggi adottivi famosi e vien giù una sfilza di stars di Hollywood e non e se si fa ben attenzione è un fenomeno a cui si può assistere in diverse parti del globo. In comune, sembrano non avere niente.

Ma se doveste dire cosa?

Che cosa hanno in comune? Il successo?! Non credo.

L’esser stati adottati?! Si, ma oltre alla loro storia adottiva c’è di più…

C’è la loro professione, la carriera che hanno scelto. E’ un caso che tante persone adottate sviluppino virtuosità: un’inclinazione per arte, musica e spettacolo? e anche nello Sport?

In quanti da piccoli non facevano che disegnare? Per quanti ballo e musica sono la vita?

Quanti di loro hanno frequentato il liceo artistico? In quanti hanno proseguito l’alta formazione artistica? Quanti di loro oggi sono artisti, ballerini, musicisti, attori?

– Sono così tanti…

A disegnare? O a trovare nelle arti visive e performative un mezzo per esprimere se stessi…

Voi direte, – Sì perché l’arte terapia… – Vi dico subito che non è ciò a cui mi riferisco.  La terapia è una cosa, l’arte è un’altra. L’arte può essere terapeutica e la terapia può dar vita ad arte; ma la chiave di volta è il genio dell’artista: l’idea. Il metodo, il saper dar forma: l’informare non solo per esprimere.

Forse c’è bisogno di pensare all’arte nell’adozione, ed io che per formazione artistica, ho scelto le Belle Arti ho pensato di inventarmi l’Arte Adottica.

Per arte adottica, intendo la capacità di aggiungere alle discipline canoniche (legge, psicologia, sociologia e antropologia ) che studiano l’adozione le arti visive; questo per tener ben in conto la visione ottica (in particolare il pensiero visivo di Rudolf Arnheim [1]) e sottolineare quanto il vedere e la percezione siano pregnanti  in molte storie adottive e come questa influenza si manifesti nelle espressioni artistiche delle persone adottate.

Adoptic (adottico) è generato dall’accostamento delle parole adottato + diasporico (spaesato/spostato di luogo). Le mie ricerche mi hanno portato a pensare che la ferita dell’abbandono possa essere un catalizzatore dell’abilità espressiva, che aumenta ciò che Gianni Rodari definisce “comune attitudine alla creatività” [2], e che in alcuni soggetti acuisce e favorisce il bisogno di concepire, generare, creare [3].

Questa iniziativa mi ha spinto a raggruppare sotto la voce arte adottica il lavoro di coloro che mi piace chiamare gli artisti dell’adozione, adulti e giovani adulti di oggi (i bambini adottati di ieri) che hanno perseguito, o intrapreso, una carriere o l’alta formazione artistica. Tra questi, alcuni nel farlo adoperano volontariamente la loro storia adottiva come fonte e/o ispirazione per la loro arte.

Piano piano – nei mesi a seguire spero di riuscire, con il loro aiuto, a presentarvi chi di questo ha fatto o prova a farne una professione.

 

Alessia Petrolito

 

[1] Visual thinking o spatial learning si basa sulla natura percettiva del pensiero in Arnheim, Rudolf; Il pensiero visivo (Visual thinking, 1969-89) Trad. da Renato Pedio, Einaudi, 1974

[2]  Rodari, Gianni; Grammatica della fantasia, Einauidi 1973, p. 169-170

[3] Quello che Bonicelli chiama “spinta a creare” in Boncinelli, Edoardo; Come nascono le idee, Laterza, 2008 p. 112-113

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