Per non perdersi

« Io mi sono sempre cercata, nei libri, nelle canzoni.. »

Così, mi ricordo, la scrittrice Igiaba Scego descrisse la passione che l’aveva sempre avvicinata alla musica, alla poesia e alla letteratura. Era lo scorso 9 ottobre a Torino, alla presentazione del suo nuovo libro Caetano Veloso camminando controvento, un omaggio al cantane brasiliano; l’evento faceva parte del programma di appuntamenti di CreativAfrica 2016. 

Ecco non è tremendamente bello ritrovarsi nelle parole di chi si legge? Nei sospiri di chi si ammira? Cercarsi, quella ricerca personale, interiore, che non tutti fanno. Che cosa ci spinge a cercare e cercarci? La mancanza? L’incertezza? Il desiderio di avventura? Che cosa si perde e che cosa si trova?

Del perdersi si scrive. Nella raccolta di saggi Reflections: Essays, Aphorisms, Autobiographical Writings, per Walter Benjamin ‘essere persi ‘ significava abitare consapevolmente un presente incerto ed incomprensibile. [1] In Field Guide to Getting Lost , Rebecca Solnit descrive varie modalità del perdersi, tra le quali quella propria dei pionieri, una resa totale e drammatica ad una nuova entità, mondo o disciplina (perdere – lost in inglese – scrive Solnit, deriva dalla lingua germanico norrena los, sciogliere o disperdere un esercito), un esperienza completamente opposta all’azione volontaria di chi parte per perdere un senso di appartenenza, il senso di arrivo, e di partenza… Di chi parte per rimanere, in un certo, senso perduto. 

getting lost and staying lost

Per Franco La Cecla, in Perdersi. L’uomo senza ambiente , invece perdersi è una conseguenza involontaria: “Ci si ritrova perduti”.

«Perdersi», per l’appunto, non indica una azione riflessiva, come pensarsi, parlarsi, toccarsi. In realtà «ci si trova perduti» o meglio «ci si ritrova perduti», dove l’azione riflessiva, è il cercarsi e il ritrovarsi, non il perdersi. Perché il fenomeno nel quale ci si ritrova non è un azione,  ma una «passione».” 

Dopo queste citazioni, la domanda sorge spontanea… come fare per non perdersi?

Ci si perde così facilmente, da bambini in un bosco, da ragazzi in un bicchiere d’acqua, da adulti nei labirinti e da anziani nei propri ricordi…

Come fare allora per non perdersi? 

Nel racconto di Guido Quarzo, Luì e l’arte di andar nel bosco, è il silenzio a far perdere i personaggi della storia nel bosco, ed è il suono dei sonagli progettati da Luì a farli ritrovare. Forse, come scrive Quarzo sono proprio le arti, opere d’arte e strumenti musicali, a farci ritrovare.

Luci d’artista 2016 Torino – particolare di “Luì e l’arte di andare nel bosco” di Luigi Mainolfi (via Garibaldi)

alessia petrolito

 

[1] W. Benjamin, “A Berlin Chronicle” (1978) in Reflections: Essays, Aphorisms, autobiographical Writings, Schocken, 1986, pg. 3-60 

versione edita in italiano nel volume intitolato Infanzia berlinese intorno al millenovecento )  

 

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