Costellazioni possibili

16/12/18 – Domeniche in Festa: Atmo-Sfere

Relazioni stellari, inscritte in cielo, immutabili, eterne.
Genitori e figli…
La forma è linguaggio.
L’arte unisce,
la mediazione aggrega.

Domeniche in Festa, le attività domenicali proposte dal network ZonArte e sostenute dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, erano un modo allegro e alternativo per trascorrere il tempo insieme, in famiglia. Tenute alle OGR di Torino, aperte al pubblico e votate al fare nuove conoscenze, le domeniche portavano le famiglie alla scoperta degli spazi, delle mostre del momento e dei profondi messaggi racchiusi nei laboratori proposti dalle artenaute del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli. Ogni domenica era dedicata al ‘fare insieme’ genitori in compagnia dei propri propri figli: bambini tra bambini, famiglie con famiglie. Questi appuntamenti erano un’occasione per poter vedere diversi nuclei famigliari interagire tra loro. Li vedevo particolarmente indicati per i bambini adottivi e le loro famiglie, messi in condizione di confrontarsi tra loro e contemporaneamente con altre famiglie – diciamo tradizionali – mantenendo un’identità di gruppo in un ambiente neutro, diverso dal solito contesto adottivo e/o scolastico.

Questa mia è una riflessione frutto di numerose partecipazioni, nel corso degli anni, a feste nazionali e ritrovi tra adottivi, seminari, presentazioni di corsi e libri vari, conferenze e convegni; ed anche e soprattutto dato da un pizzico di dispiacere per aver visto partecipare a questi incontri solo in piccola parte famiglie adottive, multietniche e multiculturali in tutto l’anno… A guardarle, le poche intervenute  sembravano spuntare dal mucchio come papaveri rossi nei campi di grano a primavera.
Ora, al termine di questo primo anno di attività, ad un iniziale senso di gratitudine (verso chi durante l’anno ha contribuito a renderle possibili, a veicolare le informazioni e a partecipare consapevolmente) fa seguito un velo di tristezza per l’opportunità mancata: il numero dei posti disponibili per ciascuna domenica era abbastanza alto da garantire un’adesione di massa, e nella mia testa questo le rendeva una grande occasione per tutte famiglie, adottive e non solo; quelle quattro ore, due al mattino e due al pomeriggio, potevano essere volte ad affermare in qualche modo una visibilità di gruppo, esibire il volto delle famiglie contemporanee come emblema di una società che è già cambiata e che va ricordata e riconosciuta.
Come ho già scritto in precedenza credo fermamente nell’importanza della visibilità; l’essere al centro come ai margini di un sistema – evidenti e socialmente presenti –  è la prima delle grandi rivoluzioni possibili. Dopotutto, vedere è in qualche modo sinonimo di conoscere; e allora – mi rivolgo a me stessa tanto quanto alle famiglie adottive nella fattispecie – perché non sfruttare il paradigma? Perché non trasformare una visibilità individuale in una collettiva, ma soprattutto famigliare?
Perché non essere visibili in molti, invece che in parte?
Perché non uscire allo scoperto e ostentare la magnificenza delle nostre differenze?
Perché non mostrarsi insieme, al museo, come in strada o in piazza?
Perché non smettere di essere soli sia nella propria quotidianità che nei gruppi parola, su Facebook o ai raduni nazionali?!
Perché non scendere ‘in campo’ scoprirsi e imparare in uno spazio ibrido per definizione?
Perché non credere alla potenzialità dell’arte, ed essere insieme-complici di un’esperienza creativa che abbracci la cultura e le diverse pratiche artistiche che la circondano… Perché non provare a farlo nell’anno nuovo… Perché non provare ad essere, anziché fermarsi a sognarlo?
 

 

Alessia Petrolito

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