Il Manifesto di un* Adottiv* – Marzo / Amare i genitori

 

Come avevo anticipato, nei prossimi mesi ho intenzione di esplorare i significati racchiusi nel Manifesto di un* Adottiv*, traduzione italiana di An Adoptee Manifesto scritto da Angela Tucker.

Il manifesto contiene 9-10 frasi, i contenuti qui sotto sono frutto di una mia riflessione, i commenti sono ben accetti e se volete potete rispondere indicando: Qual’è la frase in cui vi rispecchiate? Quale frase aggiungereste? ecc.

Per questo primo appuntamento di approfondimento come da calendario abbiamo la frase: 

  • Possiamo amare più di una coppia di genitori

Partiamo da questo primo punto, incentrato sull’amore per i propri genitori, che cerca di sfatare il senso comune, quelle domande scomode e antipatiche che alla gente piace rivolgere sull’argomento: Perchè vuoi cercare i tuoi genitori biologici? Perchè non ti bastano i tuoi genitori adottivi? Non hai paura di ferirli? Non hai paura del rifiuto? ecc.

 

COSA SI PUO’ DIRE SU QUESTA FRASE?

La condizione che detta la frase di Angela è importantissima:

  1. è un’affermazione non una domanda! Sì, si possono amare più di due genitori! Anche perché, dovremmo farci la domanda opposta:perché no, soprattutto se uno riesce…
  2. sottolinea una possibilità – una scelta…Si possono amare più di un set/ una coppia di genitori… si può pensare di farlo, si può provare, si può riuscire e/o fallire nel tentativo. Si può scegliere o per lo meno si dovrebbe poter scegliere di perseguire il rapporto con più genitori (come suggerito dalle adozioni aperte).
  3. attenzione all’identità delle famiglie LGBTQ / le famiglie arcobaleno; non ci dimentichiamo che oltre ai genitori naturali, i set di genitori possono non essere dello stesso sesso, oppure possono essere genitori, separati o divorziati, con i rispettivi compagni/compagne… possono essere i nonni-zii che svolgono il ruolo.
  4. Amore vs bene, in inglese si usa la stessa parola ma in Italiano non ha due accezioni diverse, si può voler bene invece che amare; il bene chiama al benessere altrui senza chiedere niente in cambio…pare un sentimento misurato, che non eccede, si può volere bene anche senza andare d’accordo.

 

COSA SI PUO’ DIRE SUL SENTIMENTO ? Sull’amore che si prova per i genitori… 

    1. l’amore è un sentimento impegnativo in parte fatto anche del suo opposto, dell’odio e del rancore – soprattutto per quanto riguarda i sentimenti contrastanti che si sviluppano nella relazione con i genitori biologici e adottivi… 
    2. l’amore, l’affetto si evolvono… in un sentimento ci si può ritrovare o  perdere – in base anche agli stadi in cui si è nella vita. 
    3. alla base dell’amore c’è intimità – le relazioni – specialmente quelle sane – sono fatte di complicità, intimità e spontaneità, 3 componenti che ne determinano la qualità. Se quell’intimità non viene costruita negli anni sono poi difficili da mantenere… e la mancata intimità può sfociare nel distacco – in rapporti freddi e innaturali, ma comunque un legame innegabile che sia per nome, sangue o esperienza.
    4. amare può trascendere la somiglianza, non è vivere una relazione simbiotica, non è un sentimento lindo e intoso, a volte si fanno delle cose terrificanti per quello che si dice essere amore… altre volte invita al senso di colpa – come se fosse un sentimento dovuto.
    5. l’amore è anche conflitto, discussione, incomprensione, l’amore può accecare, far sentire troppo, o troppo poco.
    6. l’amore è feroce nel senso che spinge a lottare, ma può anche essere utilizzato come un arma e dunque ferire: Arma – Ama! Le dodici fotografie di Pierluigi Buttò fermano nel tempo lo svolgersi della performance di Maria Elisabetta Novello A(R)MA, cenere e aspirapolvere, 2009; la figura dell’artista davanti all’installazione site specific, un tappeto di cenere grigia con la parola ARMA evidenziata in bianco, aspira con gesti precisi la lettera R e poi ricopre la frattura creata con altra cenere ricavando la parola AMA. La critica e curatrice indipendente Martina Cavallarin ha scelto le foto della performance di Novelli come copertina del suo libro “L’abbandono. Pratiche di relazione nell’arte contemporanea”; in una delle prime pagine – proprio sotto le foto di A(R)MA – riferendosi all’artista francese Sophie Calle e al transfer emotivo che la sua arte produce, scrive:

      “[…]nella terra di mezzo dello scambio ininterroto nella quale l’arte è l’arma per combattere dolori e solitudini attraverso la condivisione partecipata e un sarcasmo di cui permea non senza lasciare un brano d’anatomia scoperto, come Achille il suo tallone, per potersi rapportare alle umane paure, senza però soggiacere.”.

      M. Cavallarin “L’abbandono. Pratiche di relazione nell’arte contemporanea”, Silvana Editoriale, 2014 p.23

 

COSA VUOL DIRE AMARE I PROPRI GENITORI ? Come si amano più coppie di genitori?  

Amare vuol dire tante cose, vuol dire accettare di appartenere, accettare di andare oltre, di superare, di perdere o di durare nel tempo…  L’importante è sceglierlo… rimanendo fedeli a se stessi nel farlo. 

Si può scegliere di amare per volontà di spirito.
Si può scegliere di amare per somiglianza.
Si può scegliere di amare per gratitudine.
Si può scegliere di amare per dovere.
Si può scegliere di amare per necessità.
O si può scegliere di non farlo per gli stessi ed altri motivi.

 

QUESTO SENTIMENTO HA LIMITE? HA CAPACITA’, DURATA O CAPIENZA?

Possiamo arrivare ad amare anche  4-6 genitori, 8-12 nonni per un secondo, mai o per sempre; ma in che misura? Quanto mi vuoi bene? Un pochino, non abbastanza, un mare, un mondo o fino alla luna e ritorno. Se c’è un limite, quel limite siamo noi stessi, il limite è la nostra paura.

 

Ogni frase del manifesto apre un mondo a parte, se ne potrebbe parlare per ore…
Ma per concludere l’approfondimento di oggi, chiuderei con le domande/suggerimenti che suscita questa semplice frase di Angela… (che sono infinite, e potrebbero dare vita ad una discussione inconcludibile) …. i primi che mi vengono in mente sono: 

  1. Perché c’è ancora bisogno di sfatare questo contrasto tra genitori biologici e adottivi?
  2. Perché siamo portati a non mettere in discussione la complessa natura, la forma e perfino l’esistenza, di questo sentimento?
  3. Perché non agiamo consapevolmente per sciogliere il legame tra questo sentimento e il possesso?

Questo ci porta al tema del mese di aprile: le relazioni

 

Alla prossima volta!

Alessia Petrolito

 

 

Note

*Parlo per quanto riguarda me e la mia esperienza con i miei genitori – massimo rispetto per chi i genitori non c’è li ha o non c’è li ha più o non c’è li ha più tutti… – premetto che scelgo di essere volutamente ambigua e di non indicare nello specifico con persone e motivazioni; io di genitori ne ho 4 in vita, 2 di nome, 2 di natura, 2 ritrovati, e sono in contatto solo con 2 perché 4 erano troppo impegnativi da gestire… Rispetto all’amore e ai sentimenti che provo nei loro confronti, sono giunta alla conclusione che personalmente non posso, non riesco e non voglio, amarli tutti, per lo meno non allo stesso modo e con la qualità di sentimento che per altro è cambiato nel tempo. Se prima, da bambina, era spassionato e necessario, nella adolescenza si è tinto a tratti d’odio e indifferenza…ora in età adulta è più misurato, maturo e consapevole, un profondo affetto che ogni tanto attraversa il disagio e la delusione… La mia fortuna è stata avere la possibilità di scegliere… scegliere cosa fare con le mie emozioni, con i miei sentimenti, di amare o non amare, poi di riprovare e continuare o di smettere, di contenere o di ridurre fino a smettere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *