Il Manifesto di un* Adottiv* – Aprile / Relazioni

 

Come avevo anticipato nella precedente puntata “Amare i genitori”, nei prossimi mesi ho intenzione di esplorare i significati racchiusi nel Manifesto di un* Adottiv*, traduzione italiana di An Adoptee Manifesto scritto da Angela Tucker. Il manifesto contiene 9-10 frasi, i contenuti qui sotto sono frutto di una mia riflessione, i commenti sono ben accetti.

Per questo secondo appuntamento di approfondimento come da calendario abbiamo la frase: 

  • Le relazioni con i nostri genitori naturali affidatari e adottivi non sono reciprocamente esclusive.

La frase si concentra sulla forzatura del concetto di esclusività nelle relazioni tra figli e genitori naturali adottivi e affidatari; che non – o meglio non dovrebbero – essere mutualmente esclusive. La volta scorsa con la prima frase avevo terminato lasciando degli spunti di riflessione che userò come punto di partenza per aprire l’argomento di oggi; questo perché:

  • nonostante i progressi fatti rispetto alla ricerca delle origini biologiche c’è ancora il bisogno di difendere quello che dovrebbe essere un diritto di ciascun figlio/a e che invece viene ridotto a una scelta, un’inclinazione del singolo verso quelle relazioni sane o biologicamente importanti per la salute psicologica e fisica.
  • vengono dati diverso peso e legittimità a seconda del rapporto genitoriale che si sceglie di privilegiare:  ad esempio si dà maggiore risalto alle ragioni per cui si sceglie di mantenere un rapporto biologico con la madre, il padre e/o i fratelli e le sorelle naturali o affidatarie (quasi ci fosse bisogno di una giustificazione); mentre si dedica poca attenzione al perché uno sceglie di cessare un rapporto con i propri genitori biologici ( questo invece è considerato normale, retaggio a sostegno del lo sapevamo che erano persone cattive); ma soprattutto si patologizza chi sceglie di limitare, allontanarsi o cessare un rapporto con i propri genitori adottivi o affidatari (per l’opinione comune rimane inaccettabile, in stile Anastasia ‘ti hanno vestito, dato da mangiare e un tetto sopra la testa…’ cosa pretendi di più!?).
  • occorre analizzare il legame tra il sentimento e il possesso all’interno delle relazioni familiari adottive.

 

COSA SI PUò DIRE SU QUESTA FRASE?

La condizione che dettata da Angela è importantissima…

  1. bandisce l’esclusività e la separazione del sentimento che si possono provare per chi ci genera, chi ci cresce, e/o chi contribuisce a crescerci o a creare le condizioni per una stabilità quotidiana.
  2. promuove l’interazione e la condivisione per favorire il mantenimento di rapporti sani con i propri genitori; come suggerisce la massima: “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”.
  3. scopre un principio feroce: accettare che nella vita di un bambino/a – nostro figlio/a adottiv* e affidatar*- Noi – potremmo non essere abbastanza.

 

COSA SI PUò DIRE SULLE RELAZIONI? sul sentimento che si costruisce con i genitori… 

 

  1. Partendo dal concetto di esclusività, che si accosta a come sentimenti come il possesso e l’egoismo che possono sfociare(sia da parte del genitore che del figlio) in una protezione del rapporto o un attaccamento esagerati. La frase di Angela sposa neanche poi tanto velatamente il suo contrario – inclusività – che sottolinea la necessità di un approccio altruista e tollerante per trovare un equilibrio tra più rapporti, tra più identità e storie – questo perché i minori adottivi e affidatari sono da salvaguardare nella loro complessità.
  2. Alla base di una qualsiasi famiglia biologica c’è il concetto di condivisione; si possono condividere un patrimonio genetico, caratteriale, gusti, insofferenze, affetti, tutto o parte del parentame, e molto altro; La famiglia adottiva nasce per scissione, la separazione per eccellenza: si ‘salva’, si toglie, si sposta, si accoglie, per dare a chi non ha, non ha abbastanza, o che secondo il nostro ‘modesto’ parere non ha o non ha mai avuto. Infatti: nelle adozioni chiuse questa separazione è una norma espressa dai genitori ed esplicita dalla legge; mentre nelle adozioni aperte, come per il concetto di inclusività, vi è un invito o una preghiera al mantenimento di un legame costante o latente, virtuale o in presenza.
  3. La famiglia adottiva dovrebbe per sua stessa natura considerata allargata. Le adozioni aperte, o che favoriscono quel tipo di rapporto, non sono né semplici né perfette; anzi, sono situazioni che nascono, o diventano, complicate* e in cui è altamente probabile il sorgere di gelosie e dissapori da cui, è difficile sottrarsi, ma che sarebbe saggio mettere in conto, accettare e riconoscere come necessarie.
  4. Le relazioni in una famiglia adottiva sono complicate e non possono non esserlo.

 

COSA VUOL DIRE RECIPROCAMENTE ESCLUSIVO? come si vengono a creare rapporti vicendevolmente esclusivi?

Non sono solo i genitori a rischiare di creare, o voler rapporti esclusivi, anzi a volte siamo noi figli a decidere di scindere, di attaccarsi morbosamente o far morire il rapporto con i propri genitori NAA – naturali adottivi e affidatari.

Spesso questa mancata vicendevolezza è una conseguenza di un rapporto impostato male, di una intimità mancata o non sviluppata nel tempo, di una narrazione interrotta, di una gelosia che spinge a scegliere ( o me o loro), a creare forme di isolamento (siamo io e te), ad accantonare, a maltrattare o a ricercare un affetto esclusivo e quindi privo di interferenze; una conseguenza che può ricadere oltre che sui genitori anche su fratelli e sorelle naturali, adottivi e affidatari. 

 

ED IO LO SONO? E COME NON ESSERLO?

Di sicuro c’è un modo, si può trovare una buona pratica, io non la conosco e non so dire quale sia  perché ne sono affetta ( anch’io sono solita instaurare rapporti esclusivi e un tantino limitanti) ma credo che il primo passo sia giungere alla consapevolezza di averli o di averli creati; il secondo passo di lavorarci, trovare un alleato – un compagno/a, un amico/a, e/o un terapeuta, esperto o competente – che possa accompagnarvi in questo percorso, passo dopo passo. 

Ogni frase del manifesto apre un mondo a parte, se ne potrebbe parlare per ore…
Ma per concludere l’approfondimento del mese, chiuderei con le domande che suscita questa complicatissima frase di Angela… (che ovviamente sono infinite, e potrebbero dare vita a discussioni inconcludibili) …. le prime che mi vengono in mente sono: 

  1. Perché non parlare approfonditamente della necessità di nuove pratiche e forme di adozione aperta?
  2. Perché siamo portati a nascondere con rabbia o indifferenza un desiderio necessario?
  3. Perché, per noi figli in primis, è così difficile reclamare quel diritto di nascita che è la completezza?

 

Questo ci porta alla frase del prossimo mese: il diritto alle origini.

 Alessia Petrolito

 

Note

* Posso comprendere il desiderio umano di godersi un figlio ‘finché è piccolo’ e l’agenzia esclusiva che ne consegue (poter agire decidere per lui/lei/loro) o come ottenere la precedenza o la prevaricazione su di una altra coppia di genitori ( legittimità viene tutelata della legge) possa essere considerato un fattore rassicurante per una coppia di aspiranti genitori adottivi; e posso anche immaginare quali siano le paure che spingono una coppia a professare e propendere per questi due desideri invece di scontrarsi con:

 lo sforzo di crescere un bambino a 4, 6, 8 o 12 mani deve essere decisamente snervante (con senza o troppe regole) 
la paura di vederselo sfuggire via dalle mani perchè reclamato dai genitori biologici
 l’angoscia di non vedere ricambiati nella forma e nello spessore dello stesso sentimento che si elargisce o che si pensa di concedere.

Tuttavia, il volere dei genitori non dovrebbe prevalere sul benessere e i bisogni di un figlio/a solo perché giudicato un percorso apparentemente più semplice. 

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