Apri gli occhi e guardami

Tu non mi vedi, non mi hai mai visto veramente. Io chi sono?

Se per te non ho storia, non sono donna, non sono nera; sono solo ‘tua’ figlia, tua… e quell’accento di possesso parla da solo, di insicurezza, un desiderio -mal celato- di convincere e convincerti.. nel darmi nome e cognome mi chiedi: ma tu, mi vuoi bene?

Faresti di tutto per me, per noi, il tuo buon cuore accetta e aggiusta come può, pronto a sostenerci e darci quanto riesci…

Eppure, nonostante tutto questo amore tu rimani tu, nel giusto, e io rimango quella cattiva, cinica e manipolatrice, quella che legge libri complessi e che gioca a far l’incompresa; quella che non vivrà mai bene e morirà presto perché non ha imparato a lasciar correre.

Quella che hai desiderato tanto ma negli anni si è trasformata, quella che sopporti ma che spingi a vivere senza farsi troppe domande, né cercare risposte.

Tu, che vesti sempre di sensibilità e orgoglio, resti sordo alle risposte che ottieni e alle verità che non vuoi vedere…

Le tue parole fanno danno, trasudano maschilismo e ignoranza, e il dolore non è facile da digerire, sei mio padre ma è dura confrontarsi con i tuoi limiti e non poter fare niente…

Ti piace piacere, siedi gaio e compiaciuto, circondato da presenze femminili, le tue amiche, le mie amiche, osservi il cortile animarsi come una volta…

Ad oggi siamo in due cresciute al suono di “io sono tuo padre e mi devi portare rispetto” ; io e lei, sorelle senza fili, il giorno e la notte concordi nel darti torto; tutto ciò che ti rimane, la memoria di un mondo (al collasso), i resti di una favola che ti ha cullato per anni e a cui sei rimasto aggrappato…

Ma se per te il rispetto è:

Non fare

Non dire

Non sentire, non vedere… allora non c’è modo; il rispetto è riconoscimento, è comprensione, ti prego guardami, ascoltami, seguimi… sforzati.

Alessia Petrolito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *