Il Manifesto di un* Adottiv* – Settembre / Memorie

Come avevo anticipato nella precedente puntata “Accesso alle informazioni” , nei prossimi mesi ho intenzione di esplorare gli ultimi tre significati racchiusi nel Manifesto di un* Adottiv*, traduzione italiana di An Adoptee Manifesto scritto da Angela Tucker. Il manifesto contiene 9-10 frasi, i contenuti qui sotto sono frutto di una mia riflessione, i commenti sono ben accetti.

Per questo sesto appuntamento di approfondimento come da calendario abbiamo la frase: 

  • Le memorie pre-verbali che abbiamo con la nostra prima famiglia  sono reali.

La frase del manifesto si concentra sulle memorie pre-verbali, che precedono il linguaggio, la parola, che a volte possono essere illogiche, pure sensazioni apparentemente senza fondamenta; altre invece possono essere segni distintivi, indelebili scritte sul corpo.
Prima delle vacanze, c’eravamo lasciati con degli spunti di riflessione che ritornano un po’ anche oggi : 

  • quanta volontà, lavoro, richiede la ricerca dell’identità e cosa si prova quando finalmente si raggiunge un risultato, si chiede un cerchio, si aggiunge un altro pezzo al puzzle?
  • e se è giusto e in che misura è sicuro, sano, affidarsi ai ricordi?

PERCHE’ PARLARNE… ?

Perché spesso si hanno memorie che non sono supportate da un dato concreto oppure riconosciuto, come documento, una foto, sono memorie fatte di sentire… che possono dare due tipi di alienazione una mnemonica e l’altra fisica-corporea.

  • Qual’è il vostro primo ricordo cosciente e distinto?
    il mio c’è l’ho attorno ai tre anni – quindi già con la mia famiglia adottiva, prima ho molto materiale cartaceo documenti compilati dall’agenzia che curò la mia adozione e poi i diari dei miei genitori adottivi (e anche qualcosa della famiglia affidataria) attorno a me si sono aggirate molte persone…ma da quando riesco a ricordare, in tutta la mia vita il numero 3 ha sempre avuto un valore. Ho sempre avuto la sensazione che il mio circolo famigliare fosse ristretto e costituito proprio da 3 persone… e nel ritrovare la mia famiglia biologica ho avuto conferma, e  quel numero ha preso magicamente senso..
  • Nel corpo sono iscritti caratteri genetici possono essere portati da una predisposizione familiare, e  che rendono difficile se non impossibile dimenticare la propria origine o semplicemente  ci rendono diversi da chi mi sta intorno.

COSA SI PUO’ DIRE SU QUESTA FRASE?

La condizione che detta Angela è importantissima:

  1. Richiama, nel senso che riporta alla mente, alla luce, quanti di noi con la vita di tutti i giorni a tratti dimenticano, mettono da parte, tralasciano, anche per fare posto – in qualche modo, per andare avanti.
  2. Legittima, nel senso che riconosce, ne stata l’esistenza, offre una giustifica, se così la si può chiamare.

COSA SI PUO’ DIRE SULLE MEMORIE? Sui segni di un tempo che restano scritti nella mente e sul corpo… 

Partendo dal concetto di illogicità, intesa come irragionevolezza, incongruenza… Le nostre memorie sottolineano una contraddizione… non si spiegano, eppure ci sono, dimorano tra un territorio incolto fatto di realtà, reminiscenza e fantasia. 

Queste memorie – parafrasando una delle splendide e lunghe conversazioni con la psicologa e mediatrice famigliare Silvânia Barnini – hanno un peso, sia che siano vuote o che siano piene, e richiedono un sforzo; si fa un vero e proprio lavoro per cercare strumenti, oggetti e persone, che le facciano ri-emergere, per cercare di far coincidere le cose, la propria storia.

Parliamo di pre-linguaggio, prima famiglia e realtà, un’equazione di vita che ci coinvolge-travolge nel profondo e dal quale a volte si preferirebbe evadere… senza sentire la necessità di sottolineare.

Perché ciò che risulta è una separazione tra il prima e il dopo, un’alienazione, un estraniamento della persona,  la scissione per eccellenza quel mal di vivere con cui la filosofia fa i conti da secoli…
Una spaccatura che – se trascurata – può fagocitare e risultare anche in episodi depressivi, isterie.
In ogni caso, queste rimane una mia breve riflessione che spero non troverete troppo pesante.

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Ogni frase del manifesto apre un mondo a parte, di cui si potrebbe parlare per ore…Ma per concludere l’approfondimento di oggi, ecco un paio di domande che mi ha suscitato questa frase di Angela:

  • Come si reagisce alle memorie che svaniscono nel tempo?
  • Come si combatte l’alienazione data ciò che eravamo prima di quello che siamo diventati oggi?
  • Come canalizzare le energie di quei ricordi per non soffrire o al contrario proprio per elaborarne la presenza? Ed è davvero sganciarsi, abbandonarli, l’unica alternativa?

Non è direttamente connesso ma volevo concludere ricordando che settembre per la comunità adottiva internazionale è il mese dell’ Adoptee Suicide and Mental Health Awareness (della consapevolezza sulla salute mentale e sul suicidio nei figli e nelle figlie adottive); voglio spendere un secondo per ringraziare brevemente tutti gli adottivi e le istituzioni, in Italia e nel mondo, che lavorano per aumentare le risorse per la prevenzione a disposizione delle famiglie e ricordare tutti gli adottivi e le adottive italiani che se ne sono andati in questo modo.

Con questo vi saluto e vi presento la frase del prossimo mese:

  • Lo shock post-natale esiste 

 

Alessia Petrolito

Link al live del 30 settembre sul tema “Memorie”.

 

 

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